Partiti da Catania alle 9:30, dopo un interminabile viaggio di oltre 300 km alla
media di 75 km/h, arriviamo a Trapani all'ora di pranzo, in tempo per
fare i biglietti e attendere il traghetto per Favignana.
Giunti sull'isola al tramonto ci andiamo ad accampare a Punta Faraglione a nord ovest, proprio
difronte l'isola di Levanzo. Siamo in sette con sei kayak: Mirella, Gianfranco, Nadia, Fabrizio,
Francesco, Giuseppe e Serena. Cinque di noi si sistemano nel camper
ed altri due nel Land Rover camperizzato. Nella notte pioggia e vento fortissimo ci
tengono svegli, facendo oscillare le nostre casette viaggianti, ed al mattino ci rendiamo conto
che la traversata fino a Levanzo è decisamente sconsigliabile per il fortissimo Libeccio.
Rassegnati ad una giornata senza kayak ci arrampichiamo sulle cime dell'isola,
raggiungendo anche il castello (del XII secolo).
A sera il vento si placa ed il cielo mostra una mezzaluna crescente e stelle a volontà.
Speranzosi andiamo a coricarci con l'intenzione di alzarci presto per poter affrontare il periplo
di Favignana. La notte trascorre tranquilla e l'indomani mettiamo finalmente i kayak in acqua.
Si alza quasi subito il grecale, dapprima leggero poi sempre più forte. L'onda lunga
del vento di Ponente-Libeccio del giorno precedente si incrocia a quella breve del Grecale.
Circumnavigando l'isola in senso antiorario, incontriamo degli enormi frangenti sulla
costa occidentale che ci costringono a navigare a mezzo miglio dalla riva. L'isola è
rocciosa, con pochissime piccole spiaggette e i punti in cui è possibile sbarcare sono
davvero pochi. Dopo circa 10 km facciamo una sosta per uno spuntino ma Serena si
infortuna ad una spalla ed è costretta a fermarsi. In due, con ricambi asciutti, cibo ed al
riparo dal vento, attenderanno il nostro rientro ai veicoli per venirli a recuparare.
Il vento nel frattempo è diminuito e fino a Punta Marsala pagaiamo tranquillamente.
Ammiriamo dal mare le incredibili cave di pietra, sfruttate sin dall'antichità, ed
infine raggiungiamo il porto, dove facciamo una seconda sosta per rifocillarci. Degli amici
francesi conosciuti il giorno prima ci salutano sorpresi dalla loro barca a vela. L'antica
tonnara della famiglia Florio domina il porto che adesso è praticamente deserto.
Completiamo il periplo alle 15:30 ed abbiamo tutto il tempo di fare la doccia, recuperare
i due amici, sistemare i kayak e prendere un té caldo prima che faccia buio. Andiamo in paese
e gli amici francesi ci invitano sul "Vent de folie" per un aperitivo e poi ci trasferiamo
sulla terraferma concludendo la serata in pizzeria.
L'indomani, giorno del rientro, con grande sorpresa scopriamo che per il maltempo la nave
non partirà. Rassegnati, ci spostiamo sul versante orientale dell'isola per esplorare
le cave di calcarenite. Lampadine e torce alla mano ci addentriamo nel paesaggio
sotterraneo artificiale che affascina ed inquieta. Vento e pioggia infuriano all'esterno ed
il mare riecheggia all'ingresso delle cave, dove inoltrandosi tutto tace.
Gli elementi si scatenano, piove a dirotto. Chiusi dentro il camper dormiamo e attendiamo
il mattino che per fortuna arriva con una calma inaspettata e l'isola finalmente ci lascia
ripartire.
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