AGGIORNAMENTO ON-LINE
Da Alghero a Cagliari, lungo la costa Ovest.
I protagonisti del viaggio sono stati Costantino Lifrieri, Mauro Ferro, Tatiana Cappucci
e Francesco Petralia, che hanno percorso circa 330 km lungo le coste sarde, dal 25 dicembre al 4 gennaio.
Dall'alba (7:30) al tramonto (17:10), la percorrenza media giornaliera è stata di 30 km.
23 dicembre 2006
Gli ultimi preparativi prima di ogni partenza sono sempre convulsi:
bagagli caricati, testa e mento rasati, pranzetto con Barbara e doccia finale.
Il terrore di dimenticare qualcosa fornisce un pizzico di adrenalina e innesca
la carica. Armato di cacciavite (ignoti hanno scassato la serratura),
metto in moto la Land Rover e alle 14 in punto
varco il cancello di casa. Piove.
In tre ore sono a Palermo, ma ci metto un sacco di tempo per superare il traffico
della città, impegnata negli ultimi acquisti natalizi, ed arrivare al porto.
A differenza della traversata Palermo-Cagliari di questa estate non dormo su
un divano ma per terra, sulla moquette. Per fortuna ho sacco a pelo e materassino.
Il mare è mosso e la navigazione è un po' "vomitevole".
24 dicembre 2006
Sbarco a Cagliari all'alba. Il mare è ancora un po' agitato e il cielo è coperto.
Mi dirigo subito verso il Poetto, il lungomare ad est della città, e mi fermo nel posteggio
in cui quest'estate avevo lasciato la macchina. La speranza di trovare i servizi
pubblici aperti è subito delusa. Il deserto ha preso il sopravvento e il clima non
incoraggia affatto: comincia a piovere.
In mattinata arrivano Mauro e Tatiana; carichiamo il mio kayak e l'attrezzatura
sulla loro macchina e partiamo per Alghero. Qui abbiamo appuntamento con Costantino
Lifrieri, istruttore di Sottocosta, residente a Sassari, che si unisce a noi.
Piazziamo le nostre tende sulla spiaggia tra Alghero e Fertilia, e passiamo l'intero
pomeriggio a preparare i bagagli e a riempire sacche stagne. In giro non c'è nessuno.
25 dicembre 2006
Nonostante al nostro risveglio fosse quasi tutto pronto, non partiamo prima delle 11.
Rispetto a quest'estate il mare è deserto e non incontriamo nessun'altra imbarcazione.
Soffia vento di grecale che, per lo sviluppo della costa, ci aiuta ad andare avanti
e a recuperare il tempo perso. Per la notte ci fermiamo a Capo Marargiu: roccia, vento,
tutto brullo e nessuna anima viva...ci mancano solo i cinghiali! Oggi abbiamo percorso 33 km.
26 dicembre 2006
Questa mattina riusciamo ad anticipare la partenza rispetto a ieri e ci mettiamo
in acqua alle 9. La costa è ripida e rocciosa; gli approdi scarseggiano.
A metà giornata risaliamo lungo il fiume Temo fino a Bosa, dove facciamo una sosta e
gustiamo una malvasia prodotta localmente. La deviazione (circa 6 km tra andata e ritorno)
ci fa perdere tempo, ma ne vale la pena. Così non facciamo una vera e propria pausa per
il pranzo e preferiamo proseguire.
Il grecale di ieri lascia il posto gradualmente ad un leggero vento da sud; rimane
ancora un po' di onda lunga.
Alle 16 sbarchiamo a Punta Foghe, alla foce del Riu Mannu. Probabilmente il posto è
stato un accampamento durante l'estate, perché ci sono ripari sottoroccia e tavoli di legno
rozzamente costruiti. Approfittiamo dell'ospitalità e montiamo le nostre tende nei punti più riparati.
Oggi nessuno ha pescato e per la cena dovremo contare sulle scorte di cambusa: pasta
liofilizzata, carne e verdura in scatola, e una mela.
Alla fine della giornata abbiamo percorso 30 km.
27 dicembre 2006
Facciamo colazione tutti insieme attorno al tavolo rudimentale trovato qui,
ci laviamo con l'acqua del fiume (solo Costantino ha avuto il coraggio di tuffarvisi dentro)
e partiamo di buon ora. Arrivati a Capo Nieddu decidiamo di attraversare il golfo fino a Capo Mannu
ma a metà strada un vento da ESE a circa 10 nodi ci rallenta non poco.
Sbarchiamo stanchi a Su Pallosu, dopo 3 ore di pagaiata, e ci rifocilliamo per bene.
Accompagnati dalle lagnanze di Tatiana perchè non le permettiamo di esplorare con
attenzione le coste, facciamo una seconda sosta dopo altre due ore di pagaiata.
Il vento nel frattempo è calato ed al tramonto sbarchiamo sulla spiaggetta di Capo San Marco.
Percorsi 41 km.
28 dicembre 2006
E' il giorno della prima traversata importante: da Capo San Marco a Capo della Frasca.
Dopo una notte incerta, interrotta dallo sgonfiaggio involontario del materassino,
e la solita sveglia alle 5, alle 8 e 10 abbiamo addosso le nostre amate ed umide mute
bagnate. La traversata dura 2 ore e mezza nonostante il vento da SE e sbarchiamo in
una zona rigorosamente vietata ai civili, piena di pezzi di grosse bombe. Senza il sole
è difficile riscaldarsi, così ripartiamo per fermarci a Porto Palma, dove, al riparo
dal vento, il sole ci consente di mettere ad asciugare uomini, donne e attrezzature.
Raggiungiamo nel pomeriggio la colonia marina abbandonata di Funtanazza, dopo aver percorso
31 km nell'arco della breve giornata.
29 dicembre 2006
Pagaiamo per due ore, fermandoci dopo le grandi dune di Piscinas, in un punto illuminato dal sole.
Prima di arrivare a Capo Pecora visitiamo una bellissima grotta nei graniti. In 3 ore
siamo a Buggerru e grazie all'intraprendenza di Costantino riusciamo a comperare pane e
acqua nonostante il locale supermercato sia chiuso.
Alla luce di un meraviglioso tramonto raggiungiamo l'incantevole Cala Domestica, dove ci raggiungeranno
più tardi gli amici Francesco Ravasio e Luisella Valeri, con tante buone leccornie.
Percorsi circa 30 km.
30 dicembre 2006
Abbiamo incontrato subito vento di prua. Bellissime grotte nei calcari prima di
Masua e Scoglio Pan di Zucchero. In navigazione verso Capo Altano pesco un tonno di circa 800 grammi.
Ci fermiamo al capo per una brevissima sosta sugli scogli e poi traversiamo fino
all'isola di San Pietro, dove ci accampiamo in fondo ad un piccolo fiordo. Percorsi 28 km.
Qui, grazie ad un bel falò riusciamo a scacciare parzialmente la tremenda umidità della notte.
Per montare le tende grandi lavori di livellamento del terreno e costruzione di terrazzamenti...
31 dicembre 2006
Il risveglio è sempre traumatico. All'alba ci sono circa 5° C e troviamo ogni cosa inzuppata
per l'umidità: la tenda è bagnata sia all'esterno, sia all'interno, e anche il sacco a pelo
è cosparso di goccioline d'acqua. Per uscire fuori ci vuole un atto di coraggio!
Lo stato della nostra attrezzatura rallenta i preparativi alla partenza; insomma, come le altre
mattine anche oggi abbiamo impiegato circa tre ore prima di partire e nonostante ciò i nostri
bagagli sono ancora bagnati.
Passiamo dall'isola di S. Pietro a quella di S. Antioco, con il vento da sud-ovest che ci
disturba un po'. Alle 15 sbarchiamo su una spiaggia a nord dell'isola di S. Antioco e decidiamo
di non proseguire oltre per la giornata, preferendo fare asciugare la nostra attrezzatura.
Percorsi 18 km (anche se io e Mauro tra giri e giretti siamo riusciti a farne 25!).
Per cena Costantino ci prepara una bella zuppa di lenticchie, immancabile a Capodanno, mentre Mauro
cucina del cous cous. Tatiana è veramente stanca, ma lo siamo un po' tutti, così brindiamo all'anno
nuovo con un po' di anticipo e alle 20 siamo già tutti e quattro pronti a ritirarci nei nostri "appartamenti".
1 gennaio 2007
Finalmente stamattina al nostro risveglio troviamo meno umidità degli altri giorni e così riusciamo
a partire un po' prima. Costeggiamo una lunga spiaggia piena di dune e arriviamo allo stagno
di S. Antioco. Il posto è talmente riparato che la superficie dell'acqua è piattissima.
Il fondale è così basso, sia dentro che fuori lo stagno, che ci impantaniamo più volte. Il paesaggio è
veramente suggestivo per i colori invernali e per i diversi uccelli acquatici che lo popolano: si
riconoscono le garzette e gli aironi cinerini.
Purtroppo non abbiamo tempo di pescare, perchè preferiamo andare il più avanti possibile.
Alla fine della giornata abbiamo percorso circa 28 km e ci siamo fermati
nella spiaggia di Porto Pino.
All'imbrunire ci sono cirri in alta quota e la luna è circondata da un alone. Entrambi i segnali
confermano le previsioni che la radio trasmette per i prossimi giorni: arriva il maestrale.
2 gennaio 2007
Stamattina la sveglia suona alle 4,30. Tra colazione, smontaggio e impacchettamento partiamo
alle 7,20. Il maestrale non tarda ad arrivare con tutta la violenza prevista e anche di più.
Riusciamo a fare appena 16 km. Alle 11,20 ci rifuggiamo in una spiaggetta poco dopo Capo Teulada.
Il vento ricade dietro il capo accelerando tanto che Mauro, Costantino e io rischiamo di
schiantarci sugli scogli. E' ancora presto, ma di rimettersi in mare non se ne parla perchè
ci sono delle raffiche di vento potentissime, che ci coprono di spruzzi, strappando l'acqua al mare.
Rimaniamo bloccati qui per tutto il giorno, senza neppure riuscire a montare la tenda fino
al tardo pomeriggio. La sistemazione non è delle migliori perchè la spiaggia non è molto
profonda e la parete di roccia che la delimita è parzialmente crollata.
Per ripararci dagli spruzzi ci ingegniamo nella costruzione di muretti di pietre.
Costantino ricava una specie di tana da cinghiale tra grossi blocchi di pietra.
3 gennaio 2007
Al mattino il vento inizia a calmarsi e in gran fretta smontiamo il nostro smilzo
accampamento e ci rimettiamo a pagaiare per recuperare il tempo perduto. In poco meno di
4 ore raggiungiamo la spiaggia di Chia, con il maestrale che ci sospinge, superando
Capo Malfatano e Capo Spartivento. Durante la sosta, una famigliola di Cagliari alla quale
chiediamo informazioni riguardo negozi di alimentari ci regala del pane e del pecorino.
Dopo una seconda tappa di 4 ore arriviamo a Pula, dove sbarchiamo alla luce della luna.
Percorsi 40 km.
4 gennaio 2007
La notte è freddissima ma non umida. Al mattino la temperatura è di 2°C e indossare
le mute umide è davvero tremendo. Raggiungiamo in poco tempo l'Isola S. Macario e facciamo
una sosta a Punta Zavorra. Da qui prendiamo la decisione di traversare verso Capo S. Elia,
evitando la raffineria di Sarroch ed il porto commerciale di Cagliari. Sono 16 km e
ci permettiamo solo una brevissima sosta a metà strada. Il vento ci infastidisce
solo per l'ultimo tratto. Dopo il capo mancano solo 2 km al Poetto, nostro ultimo
sbarco, per una percorrenza giornaliera di 27,5 km.
Vengono a salutarci Francesco e Luisella, poi la sera tutti in pizzeria per
festeggiare gioisamente la conclusione di questo bellissimo viaggio e la chiusura,
per me, del periplo della Sardegna. Ci aspettano letti comodi e docce calde, ma
sappiamo che sentiremo presto la mancanza di questa "vita selvaggia".